venerdì 15 agosto 2014

LE RECENSIONI DEL POLPETTONE: THE GRAND BUDAPEST HOTEL



La lingua inglese ha un termine perfetto per catalogare tutti quei film talmente deliziosi e piacevoli da lasciarti una sensazione di tiepido torpore dentro, rinnovata fiducia nel genere umano e vago innamoramento:

Heart-warming

The Grand Budapest Hotel è, oltre a una commedia divertente e scritta in maniera intelligente, un film decisamente heart-warming.
Il raffinatissimo Ralph Fiennes e il suo Mr. Gustave (concierge del Grand Budapest) sono il cardine di un vorticoso gioco di personaggi, situazioni e paesaggi che, sapientemente intrecciati, diventano palco per rappresentare altro.

Amore, malinconia, delitto, fedeltà, invidia.

Tutto parte con la contesa di un eredità.
Mr. Gustave era infatti l'amante della defunta Madame D. ed ella gli lascia in eredità un quadro, “Ragazzo con Mela”, apparentemente molto ambito e prezioso.
I familiari non vogliono che quell'intruso se ne appropri e per tutta risposta Mr. Gustavo e l'inseparabile Zero (l'apprendista garzone del Grand Budapest Hotel) rubano il quadro e scappano.
Da questo punto in poi la trama si dipana in un'ordalia di personaggi splendidamente caratterizzati e interpretati da un cast incredibile, che a elencarlo tutto vengono i brividi e si sente uno sconvolgimento nella Forza: Willem Dafoe, Bill Murray, Jude Law, Edward Norton, Harvey Keitel, Tilda Swinton, Owen Wilson, Adrien Brody, Jeff Goldblum e altri.





Vi giuro non me lo sono inventato il cast. Potete controllare su internet. Potete ingrandire la foto sopra.

Bisogna riconoscere in ogni caso l'immenso lavoro portato avanti da Fiennes. Il suo Mr. Gustave ruba la scena e secerne carisma da tutti i pori, diventando immediatamente uno di quei personaggi che si vorrebbe avere a cena, o per una birra, o per una passeggiata.
Il suo Gustave è un irresistibile figlio di puttana, raffinatissimo, eccentrico, amante della poesia, delle donne anziane e dotato di un invidiabile linguaggio forbito.

Il ritmo del film è serrato e tutto accade quando deve accade senza però trascurare particolari o rubare tempo a faccende rilevanti.
Anzi, proprio come i grandi libri, si arriva alla fine che i suoi cento minuti sono passati. Che se ne vorrebbe ancora, delle improbabili e rocambolesche avventure che vorticano attorno al Grand Budapest.
E si maledice la buona regia, che ti fa sentire il tempo fuggire via tra le dita.

L'unica pecca del film, complice il cast stellare, è che molto spesso attori di un certo calibro (Goldblum, Murray) non ricevono su schermo tutto il tempo che meriterebbero.

In questo film Wes Anderson fa quello che sa fare meglio: giostrarsi in un mosaico emotivo fatto di personaggi meravigliosamente caratterizzati e un protagonista carismatico e particolare alla ricerca di qualcosa.
Come nei Tenenbaum o nelle Avventure Acquatiche di Steve Zissou, il personaggio diventa linguaggio. La vicenda diventa la persona che la vive.

Concludendo, se volete il consiglio di un amico, stasera mettetevi sotto una coperta accanto alla persona amata e guardatevi The Grand Budapest Hotel.

Sarà un'esperienza heart-warming.



VOTO FINALE:


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