giovedì 8 maggio 2014

PIERO DA POLLO'S #12: CAPITAN CELLULOSA


Benvenuti alla rubrica che sacrifica oltre 100.000 polli al giorno nel nome della buona cucina. Oggi parleremo di un avvenimento al limite dell’incredibile con cui il nostro Piero (CHE NON SONO IO, SI BADI) si è visto costretto a subire. Si noti come Piero, a furia di lavorare in un ristorante come Pollo’s, abbia sviluppato un potente, furibondo razzismo nei confronti di alcune categorie di persone.
Ma siccome (e lo si può intuire dal titolo), questo è un blog votato all’amore e al rispetto reciproco, diciamo un possente NO al razzismo. Tuttavia questa rubrica potrebbe, per dovere di cronaca, contenere insulti razziali più o meno velati. Ma solo per meglio tratteggiare la personalità di Piero.

Pronti all’Avventura con la A maiuscola? Pronti alla prima persona? Ad alcuni tempi verbali sbagliati? SI VA.

Mancano tipo cinque minuti all’apertura del ristorante e, come al solito, già grappoli di ripugnanti cinesi si affollano fuori dalle porte ansiosi, alle 11 di mattina, di mangiare ali di pollo e bere latte parzialmente scremato. Io me ne sto alla cassa e, con vago senso di disgusto, osservo le loro bocche semiaperte, i loro abiti improbabili, i loro telefonini tenuti a venti centimetri dagli occhi.
Non facciamo in tempo ad aprire le porte che loro si fiondano dentro il locale, senza nemmeno aspettare che qualcuno gli assegni un tavolo. Come spesso accade quando assisto a tanta maleducazione, le luci attorno a me iniziano a perdere potenza, a malfunzionare, e una grande tenebra mi avvolge. Forte di quel buio innaturale, mi spertico in potenti maledizioni che coinvolgono, generalmente, lo stato di salute o, più in generale, la felicità.
Cinque cinesi, insomma, si siedono su di un tavolo e, in quella che sembra una performance di teatro surrealista, se ne stanno venti minuti nel silenzio più assoluto, scrivendo ognuno sul suo telefonino. Cinque amici vanno a pranzo insieme e... E?
Niente.
Telefonini.
Non mi stupirei se, sbirciando sui loro schermi, scoprissi che si stiano mandando messaggi a vicenda su WhatsApp.
Dopo la loro coinvolgente, pazza esuberanza sociale finalmente decidono che è ora di ordinare. Quattro di loro approcciano la cassa e, ovviamente, ordinano ali di pollo e fegatini accompagnati da bicchieri e bicchieri di latte.
Io rabbrividisco all’idea del sapore del latte combinato a quello del pollo arrosto piccante, quando noto che uno dei ragazzi è ancora seduto al tavolo.
Urlo “il prossimo!”, ma lui rimane seduto. Mormoro un “fanculo, allora” e mi occupo di altro.
Quando arriva alla cassa noto che il signore ha lo stesso, tipico sguardo spento del cinese medio, la bocca semi aperta e i capelli neri e finti.
Prendo l’ordine, ricevo il pagamento e a transazione effettuata poggio la ricevuta sul tavolo.
La faccia di lui si trasforma in questo:



Io chiedo, preoccupato, chiedo “Signore? T...Tutto a posto?”



“Si sente bene... Signore?”



Lui, seppur ad un passo dall’infarto, riesce ad aprire bocca.
Senza mai staccare lo sguardo dal pezzo di carta.
“P...Posso non prenderla? Non la voglio. Non la voglio.”

Io mi affretto a togliergli la ricevuta da davanti, che mi manca giusto un cliente morto di spavento durante il servizio per chiudere il cerchio delle storie incredibili da collezionare in un ristorante.
Lui abbozza un sorriso nervoso e fugge al tavolo.

Rimango a guardarlo per un po', scatenando tutte le mie facoltà investigative. Paura della sporcizia? Naaah, avrebbe i guanti. Guardo le sue mani: unghie lunghe e curate, ma sporche sotto. Decisamente non un maniaco della pulizia.
Paura (per qualche strano motivo) della carta? Anche questa poco credibile. Vedo spuntare dalla sua borsa un raccoglitore con lo stemma della SOAS, che sta per School of Oriental and African Studies. Uno studente universitario terrorizzato dalla carta? Ancora poco probabile. Senza contare che, quel raccoglitore, è comunque pieno di fogli.
Decido allora che quel cinese è semplicemente pazzo.
E la cosa immediatamente mi tranquillizza. Additare le persone come pazze giustifica prontamente moltissime loro manie. O comportamenti che non ci spieghiamo.

Non l'ho più visto. Mi piace pensare che sia diventato un super cattivo ossessionato dalla carta e dalla distruzione di tutti i suoi derivati. Mi piace pensarlo in Amazzonia, che brucia le foreste armato di lanciafiamme protonico.

“Tremate, Mastri Cartai di Fabriano! Temete l’ira di Capitan Cellulosa!!!”

Mi piace.

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