giovedì 6 febbraio 2014

SPAVENTI IMPORTANTI: LE VOCI NELLA TESTA


Benvenuti ad una rubrica nuova di pacca, ancora incartata e fresca di negozio. Come anche i meno brillanti avranno capito la rubrica parla di quelle volte in cui il nostro cuore è stato messo alla prova, i nostri nervi alla prova del nove e il nostro coraggio alla prova definitiva. Insomma, tutte quelle situazioni in cui anche i più spavaldi di noi hanno avuto paura. Pronti? Spente le luci? Accese le candeline? Siete sotto ad una coperta con una torcia puntata sotto il mento? Si va.


Ero appena andato a trovare, nei pressi di Firenze, due amiche toscane conosciute in un villaggio in Sardegna. Siamo quindi io, la mia amica X e l'altra amica Y nella camera da letto dei genitori di X, sul letto matrimoniale, chiacchierando. Quand'ecco suona l'allarme al piano di sotto. I suoi non c'erano ed eravamo soli.


È doveroso accennare al fatto che il padre di X è proprietario di un grande concessionario di automobili situato per l'appunto al piano terra della grande casa dove abita la famiglia di X.


Al suono dell'allarme, doveroso sguardo di terrore fra i presenti. Io, mi capirete, cerco di fare lo spavaldo davanti le due donzelle e mi alzo, decidendo da perfetto imbecille di andare a controllare. Come se non avessi mai visto, in centinaia di film, cosa succede a quelli che vanno a controllare.
E alzandomi inizio, mentre la mia amica Y urla NONONANDARECHIAMIAMOLAPOLIZIAEBASTA, a cercare un'arma. Immerso nelle ombre del salotto c'è un armadio blindato zeppo di fucili, ma quell’idiota della mia amica X non sa dove sono le chiavi.
E quindi io le chiedo, ovviamente: “Scusa ma in caso di Apocalisse Zombie che fai? Li cacci a bistecche alla fiorentina?”
Lei mi guarda stranita, povera femmina, che ne sa lei della grande piaga che spazzerà via il genere umano?
Insomma l'unica arma plausibile che mi passa sotto mano è uno di quei caratteristici bastoni ad uncino che si usano per spiccare le giacche in quegli armadi giganteschi che occupano un’intera parete.
Forte di quella lancia improvvisata inizio a discendere le scale avvolte nelle tenebre, cercando di fare il minimo rumore possibile.

I nervi tesi a mille, il sudore lungo la schiena, gli occhi spalancati e tutti quei cliché da film horror.

Di sotto, aprendo la porta che da nel concessionario, noto con terrore che le luci sono accese. Ora immaginatevi questa stanza gigantesca di vetro e acciaio, piena di macchine vuote, pulite e nuovissime. Illuminate da una luce al neon malata tipo Matrix.

Io ero già al limite dell’infarto, quando ecco le voci. Voci nell'aria, ovunque attorno a me.

“Dove sei... C'è nessuno?... Ti vedo...”

Come nella scena di X Men in cui Xavier parla telepaticamente a Wolverine. Solo che lì non c'era nessun cazzo di mutante diversamente abile. C’ero solo io, due ragazze al piano di sopra e una miriade di voci senza volto.
Io stavo credendo di impazzire. Le voci arrivavano da ogni parte dietro le macchine. Ovunque.
“Saranno almeno in sei, ’sti figli di puttana”, pensai.
Quando ecco una mano toccarmi la spalla, io mi giro pronto a colpire e grazie al cielo mi fermo in tempo: era la mia amica X.
CHECAZZOSONOSTEVOCIPORCOILMONDO, dico io urlando, con l’approccio disincantato e sicuro del vero uomo che ha in mano la situazione. Stavo tremando.
La mia amica mi tranquillizza e mi spiega il mistero delle voci: il padre, a mio avviso una persona sadica squilibrata, aveva ben pensato di installare un antifurto molto particolare.
Il diabolico marchingegno elettronico, non appena veniva rilevato un movimento all'interno del concessionario, accendeva le luci e un sofisticato sistema di casse sorround nascoste nelle pareti simulavano, con voci terrificanti da esorcismo, la presenza dei proprietari.
Simpatico, vero?



Sto ancora covando una folle vendetta nei confronti della mia amica X. Non potevi fermarmi mentre scendevo le scale? Non potevi avvertirmi delle voci? NON POTEVI RISPARMIARMI DI LASCIARE DIECI ANNI DI VITA SUL LUCIDO PAVIMENTO DI TUO PADRE?
Stupide femmine. 



Ci si fida solo della mamma.


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